Piralide del mais: la difesa biologica si fa con il drone

 

La lotta biologica alla piralide del mais si fa coi droni.

Il lavoro è stato svolto dal azienda agricola Rondine , dove è insediata l’ AVIOSUPERFICIE PRADELLE che ha voluto seguire questa metodologia di lotta biologica, utilizzando l’imenottero parassitoide Trichogramma brassicae, un insetto oofago, che neutralizza le uova delle piralide. Si tratta di insetti già presenti in natura, ma normalmente non in misura sufficiente a contrastare la piralide del mais. La sperimentazione è stata fatta, inizialmente, distribuendo gli insetti manualmente. Fino all’avvento del drone, il quale sfrutta tutte le coordinate geo-satellitari dei terreni.

 Come funziona il sistema di controllo con il drone

Le uova di Trichogramma brassicae, confezionate dentro sfere di cellulosa biodegradabili vengono rilasciate sulla coltura attraverso distributore automatizzato e montato sul drone.Con un volo ad altezza di un metro superiore all’apice della pianta di mais, viene rilasciata la capsula. Nel giro di 15-20 giorni si sviluppano le larve per la lotta biologica, con nascite scalari. La piralide si sviluppa fino a tre generazioni e, sostengono i tecnici, con la lotta biologica si riesce a coprire il periodo che va da inizio luglio a fine agosto. I risultati, ma anche i costi sono equiparabili ai trattamenti chimici, col vantaggio che la distribuzione può avvenire in qualsiasi condizione ambientale (se i terreni sono bagnati il trampolo non può entrare in campo, il drone può trattare) e a impatto zero sul versante ambientale.

Le dimensione del drone sono di un metro per un metro, e – per legge – deve essere teleguidato da un pilota diplomato Enac. Il velivolo viaggia a una velocità di crociera circa 20-30 chilometri orari. È alimentato a batteria ricaricabile con una durata in grado di coprire 5 ettari.

 

 

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